Premio speciale al miglior film italiano presentato al Film Festival di Trento

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  • - “SOLO DI CORDATA” PREMIO “CITTÀ DI IMOLA” 2016

    Sabato 7 maggio 2016, presso il Castello del Buonconsiglio di Trento si è tenuta la cerimonia di premiazione della 64° edizione del TrentoFilmFestival, una delle manifestazione internazionali più importanti e prestigiose nell’ambito del cinema di montagna e dell’avventura.

    Tra i premi speciali è stato assegnato il Premio Città di Imola (dal 2007 al miglior film italiano), promosso dalla sezione CAI di Imola, dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dal Comune di Imola.

    La giuria del Premio, presieduta da Reinhold Messner e composta da Roberto De Martin (presidente del TrentoFilmFestival), Valter Galavotti, Roberto Paoletti, Giuseppe Savini e Mauro Bartoli, ha deciso all’unanimità di premiare il film “SOLO DI CORDATA” del regista Davide Riva, che ha come protagonista Renato Casarotto, grande arrampicatore vicentino, e che ripercorre le sue più famose imprese alpinistiche grazie a preziosi materiali di repertorio e alla voce dei suoi amici più intimi e compagni di cordata. Un fedele ritratto filmico del fortissimo scalatore solitario che racconta, con pensieri e voce dello stesso Casarotto, la ricerca umana celata dietro l’esigenza dell’azione alpinistica immersa nella natura più selvaggia. Una raccolta di immagini e pensieri sconosciuti che gettano luce sulla complessità umana e sull’eclettismo di un uomo che, con la sua volontà e tecnica d’ascesa, ha compiuto imprese straordinarie molte delle quali ancora oggi insuperate e mai ripetute.

    Alla cerimonia di premiazione Maria Cristina Dall’Aglio del CAI di Imola ha consegnato a Davide Riva il Premio Città di Imola, con l’impegno che, come di consuetudine, il prossimo autunno il film vincitore venga presentato ad Imola in occasione dell’evento promosso con la Fondazione Cassa di Risparmio.

    SOLO DI CORDATA

    regia Davide Riva 2015, Italia, 84 min.

    MOTIVAZIONE

    “Se l’arrampicata è atto d’amore verso la natura e la vita, essa deve inserirsi completamente nella lunga storia di contemplazione, di sogno e d’azione di chi è salito prima, affascinato dalla parete e trasportato dall’avventura. Se è soltanto atto di orgoglio, nulla resterà della sua traccia”. La frase di Renato Casarotto, che apre il documentario di Davide Riva, racchiude in poche righe il senso più profondo dell’avventurosa biografia del grande alpinista vicentino scomparso sul K2 nel 1986. Con un sapiente mix di immagini mozzafiato , filmati super 8 girati dallo stesso Casarotto, scritti inediti messi a disposizione dalla moglie Goretta, interviste agli amici più fidati, il regista ci offre la possibilità di ricostruire, in modo esauriente e convincente, una visione alta e nobile dell’alpinismo, considerato non come fine ma come mezzo per conoscere la parte più profonda dell’animo umano. Quella che emerge dal documentario non è solo la figura di un grande alpinista, passato alla storia per le sue impegnative solitarie invernali sulle Dolomiti, ma piuttosto per la personalità ricca e complessa di un uomo che considera l’alpinismo una via affascinante e privilegiata per esplorare la propria interiorità ed arrivare alle grandi risposte della vita. “Sono credente per educazione e per abitudine” afferma Casarotto “ma ho sentito la presenza di Dio più in parete che in chiesa”. Questo è lo spirito con cui uno dei “più puri e meno celebrati alpinisti di ogni epoca” si è avvicinato alle splendide montagne evocate dal bel documentario di Riva. E così vogliamo ricordarlo.


  • - -NINI’- Film vincitore 2015

    Nell’estate del 1932 Gabriele Boccalatte e Ninì Pietrasanta si incontrano sul Monte Bianco: scalano insieme, si innamorano. Da allora fino al 1936, l’anno in cui si sposano, vivono la loro grande stagione alpinistica e aprono, come compagni di cordata, alcune delle vie più difficili delle Alpi. Per tenere traccia delle loro imprese iniziano a scrivere diari e a fare fotografie. Ninì, una delle pochissime donne alpiniste di quegli anni, porta con sé in parete anche una cinepresa 16mm. Nel 1937 nasce il loro figlio Lorenzo e nel 1938 Gabriele muore, cadendo da una parete. Ninì abbandona l’alpinismo estremo per continuare la sua vita di madre.

    Qualche anno dopo la morte di Ninì, avvenuta nel 2000, il figlio Lorenzo ritrova in un baule le immagini girate dalla madre.

    MOTIVAZIONE DELLA PREMIAZIONE

    Un incipit di grandissima suggestione ed una breve ma intensa testimonianza finale del figlio Lorenzo ormai anziano sono le due parentesi entro cui si sviluppa , attraverso foto e frammenti cinematografici realizzati da sua madre negli anni ‘30, la straordinaria storia d’amore e di montagna che legò due giovani artisti, compagni di vita e di cordata , a partire dal loro primo incontro avvenuto nell’ estate del 1932 .
    A dare spessore, preziosità e fascino al progetto ideato dal regista Gigi Giustiniani con l’aiuto di Raffaele Rezzonico, contribuisce l’eccezionalità del materiale visivo utilizzato, un archivio inedito di pellicole in 16 mm e una raccolta di 2400 fotografie ritrovati dal figlio dopo la morte della madre Ninì Pietrasanta avvenuta nel 2000. Ciò tuttavia non sarebbe bastato a garantire la qualità del risultato artistico se il regista e i suoi bravissimi collaboratori non avessero saputo trattare la vicenda con una sensibilità narrativa ed una eleganza stilistica encomiabili .
    L’ impianto narrativo solido e meditato, unitamente al sapiente montaggio e ad una colonna sonora capace di aggiungere colori ed emozioni alle vicende, fanno di Ninì un film insolito e coraggioso per gli standard del film di montagna.
    Per fare un buon film, non solo di montagna, - come ha scritto Roberto Serafin - non basta una telecamera digitale, un gioiellino elettronico pieno di sigle e funzioni di cui spesso non si conosce l’uso. Ci vuole mestiere e qualche cosa da dire, di nuovo e, possibilmente, in modo diverso.” Riteniamo che l’obiettivo sia stato raggiunto.

    GIGI GIUSTINIANI – REGIA
    Quando ho visto per la prima volta i filmati di Ninì Pietrasanta ho pensato subito che un film si doveva fare, non sapevo ancora che film, ma si doveva fare. Non è stato poi difficile mantenere questa fascinazione anche approfondendo i materiali e vedendo la storia che ne sorgeva. La lavorazione è durata quasi due anni e credo sia stato fondamentale conservare la prima passione, così da poterla condividere con lo spettatore. La storia di Ninì e Gabriele, partendo dalla gioia di un incontro e di un amore, si sviluppa in bilico tra felicità e dolore. E’ una storia di un amore ambientata in montagna, dove la montagna non è solo lo sfondo ma un terzo protagonista fondamentale nel loro incontro e nel loro addio.

    RAFFAELE REZZONICO – DRAMMATURGIA Quando Gigi Giustiniani mi ha chiesto di lavorare a questo film, l’ho fatto perché avevo voglia di continuare un percorso comune. Non mi è mai interessato l’alpinismo: guardavo i filmati e le fotografie, le trovavo molto belle, ma non riuscivo ad affezionarmi a questo mondo lontano e distante, a questi personaggi che non conoscevo. Di una cosa ero sicuro: non bisognava aggiungere niente alle parole dei diari e ai racconti lasciati dai protagonisti. Bisognava cercarli là, nella loro voce: togliendo, come si fa in scultura. Dopo qualche mese di lavoro, guardando una prima sequenza di associazioni fra le voci e i materiali visivi, ho iniziato a vedere nelle immagini delle persone che conoscevo, vive: Ninì e Gabriele. E nelle loro montagne fotografate una sfida.
    Penso che Ninì sia stato il tentativo di dare vita a cose morte, di scalare una montagna, chiusi in una stanza che è insieme set e sala di montaggio.

    l film è prodotto da La Fournaise (Jovençan – Valle d’Aosta) in collaborazione con Dok Mobile (Fribourg – Ch), MeatBeat Studio (Sarre – Valle d’Aosta) e Rumblefish VFX (Milano) ed è sostenuto da Valle d’Aosta Doc-FF Film Fund.


  • - Proiezione del film
    Verso Dove di Luca Bich

    Il Premio “Città di Imola” per la miglior opera italiana al Filmfestival Internazionale di Trento, giunto alla sua undicesima edizione, è stato assegnato al film “Verso Dove” di Luca Bich. Il premio è promosso dal Comune di Imola, dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dalla sezione del CAI; la giuria è presieduta da Reinhold Messner. Come sempre il film verrà presentato alla città in una serata dedicata al Premio, con ospiti illustri. SINOSSI: Un uomo cammina, vaga come cercasse di calpestare porzioni di terre ignote, mai calcate prima. Cammina e osserva il mondo che scorre davanti ai suoi occhi cercando di fissarlo, di congelarlo in uno spazio e tempo “altro” sulla celluloide della sua vecchia cinepresa. Quest’uomo è Kurt Diemberger, alpinista, scrittore e cineasta di vette rerefatte e terre lontane. Ha 82 anni, non vive nel passato, ma nell’ “adesso”, come se esplorasse di continuo la terra che scorre sotto i suoi passi, per luoghi a lui cari, l’Austria, l’Italia, le Dolomiti. “Verso dove” racconta questo viaggio non chiedendo tanto a Kurt una direzione, quanto piuttosto chiedendogli conto del suo stato percettivo, dell’esistente, in un presente compenetrato di sguardi contemporanei ed antichi, di visioni che costituiscono il suo “ora”, il suo passato ed il suo futuro. Kurt Diemberger è un vero mito vivente. Unico uomo vivente ad aver calpestato per primo la vetta di due ottomila (il Broad Peak nel ’57, insieme al suo compagno di cordata, il leggendario Hermann Buhl, e il Daulaghiri nel ’60), ha esplorato terre e valli sconosciute. Ha vissuto la gioia e la tragedia della conquista del K2 con la grande alpinista britannica Julie Tullis, con la quale aveva formato "il film team più alto del mondo". Ma soprattutto Kurt ha raccontato con decine di libri e di film la montagna e tutto ciò che sta attorno ad essa.

    Kurt Diemberger e il regista Luca Bich saranno ospiti della serata. Saranno inoltre presenti il Presidente del FilmFestival di Trento Roberto De Martin, l’Assessora alla Cultura Elisabetta Marchetti, il Presidente della Fondazione Sergio Santi e il Presidente della sezione CAI Davide Bonzi.

    L’appuntamento è per mercoledì 15 ottobre alle ore 21.00 presso la Sala Grande di Palazzo Sersanti, in piazza Matteotti 8 a Imola. Ingresso libero fino a esaurimento posti. INFO: www.cai-imola.it

    INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI

VINCITORE EDIZIONE 2016

Solo di cordata

di Davide Riva

STORIA DEL PREMIO "CITTA’ DI IMOLA"

Il premio “Città di Imola” ha una storia prestigiosa.

Istituito nel 1959 dal Circolo del Cinema di Imola, era assegnato al miglior film italiano presente alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film vincitore veniva premiato col Grifone d’oro (segue)

IL PREMIO "CITTA’ DI IMOLA" OGGI

Dopo la soppressione del Premo Città di Imola nel 1968, il Cai di Imola, la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e il Comune di Imola decidono di comune accordo di provare a ridare vita al Premio nell’anno 2004.

Viene così fatto rinascere il Premio Città di Imola legandolo al Film Festival di Trento (segue)